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La città di Alghero universalmente conosciuta come la città catalana
d'Italia o come affettuosamente la considerano i catalani "Barcelonetta
de Sardegna", nacque nel 1102 ad opera della potente famiglia genovese dei
Doria. Essi decisero di fortificare il promontorio legato alla terra ferma
da un largo istmo su cui si ammucchiavano le alghe che hanno forse dato
il nome alla città.
Nacque così un approdo di notevole importanza, che grazie alla sua posizione
geografica sosteneva un ruolo molto ambito nei commerci che si svolgevano
nel Mediterraneo; fu per questo motivo che i Genovesi dovettero difenderla
ripetutamente dagli attacchi delle navi Pisane e Aragonesi. Proprio nel
1284 Alghero fu occupata dai Pisani che insieme con Genova si contendevano
il predominio in Sardegna. Nel 1354 il re Pietro, chiamato dagli aragonesi
il "cerimonioso", cercò di riconquistare la roccaforte perduta cacciando
tutti gli abitanti e ripopolando Alghero di soli immigrati catalani e aragonesi.
Si trattò di un vero e proprio processo di colonizzazione che produsse la
formazione in terre sarde di un piccolo mondo catalano. Da allora, i coloni
attuarono una severa politica di esclusione nei confronti dei sardi e custodirono
e difesero gelosamente la loro identità. Ciò accadde in un contesto assai
difficile ed ostile, caratterizzato da un continuo stato di guerra e dal
tentativo attuato dai sardi di ricacciare i catalani. Essi cercarono di
difendere la loro città battendosi con coraggio e decisione. |
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Per diverso tempo, durante
l'epoca Aragonese, per mantenere in pugno la città i monarchi iberici
elargirono agli abitanti particolari privilegi e immunità. Negli ultimi
anni del XV secolo, la situazione politico-militare ed economica andava
modificando il volto dell'Europa e del mondo. La corona aragonese e quella
castigliana erano state unificate con il matrimonio tra Ferdinando il
Cattolico ed Isabella di Castiglia . L'isola era ormai un dominio pacificato
e inoltre non era più necessaria la presenza dei coloni aragonesi. I sovrani
spagnoli concessero, quindi, la facoltà alla municipalità algherese di
accordare la cittadinanza anche ai non catalani, aprendo così le porte
delle città ai sardi, corsi e italiani. L'incremento della popolazione
coincise con una fase di prosperità economica e di sviluppo civile e sociale.
La seconda metà del XVI secolo rappresentò l'età dell'oro per la città
di Alghero. Catalani e genovesi avevano fatto di questa città lo scavo
privilegiato dell'interscambio con la Sardegna, mentre la pesca del corallo
attraeva, ogni anno, nel suo porto centinaia di imbarcazioni.
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