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Nel 1576, e dopo nel 1652, Alghero venne dilaniata dalla pestilenza
che causò migliaia di morti con il conseguente spopolamento della città;
ma nonostante le terribili epidemie susseguitesi negli anni, la città iniziò
la dura fase di ricostruzione culminando nel 1665 con le immigrazioni provenienti
da diverse località dell'isola comprese quelle provenienti dalla Liguria
che contribuirono a mutare ulteriormente il volto della città, in senso
più marcamente sardo e sempre meno ispanico. Nel 1720, la casa Savoia acquisì
il possesso del regno di Sardegna e quindi di Alghero . I cambiamenti, con
l'avvento della nuova dominazione furono assai scarsi negli assetti produttivi
e nella struttura economica mentre le modifiche e le innovazioni cominciarono
a sentirsi nell'ambito culturale. Ci si doveva misurare con una nuova lingua,
l'italiano, che ebbe vita facile sia per la forte presenza di intellettuali
in Alghero, sia perché era diffusa in ambiente mercantile grazie al ruolo
crescente di imprenditori liguri, piemontesi e toscani. Il secolo XIX si
aprì sotto cattivi auspici; leggendaria fu la carestia del 1812 dove una
serie spaventosa di epidemie rese durissima l'esistenza degli algheresi.
Per questi motivi venne visitata più volte dal re Carlo Alberto e dal suo
primogenito Vittorio Emanuele. |
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Nel 1855 ci fu il colera che causò la morte di migliaia
di persone e fu proprio in questa occasione che Giuseppe Garibaldi si
recò ad Alghero per trarre in salvo i suoi parenti, tra i quali il sindaco
della città, Giovanni Battista Garibaldi e alcune tra le piu ricche famiglie
algheresi. In fatti ancora oggi esiste una targa marmorea posta sulla
torre antistante il porto, chiamata appunto "torre Garibaldi" che ricorda
il suo sbarco nel porto di Alghero. In questo stesso secolo si cominciarono
a smantellare alcuni tratti delle fortificazioni, le case crescevano in
altezza e non erano piu sufficienti ad accogliere la popolazione. L'era
capitalista si faceva sentire anche ad Alghero che coincide con la costruzione
del primo acquedotto della città; per secoli gli algheresi infatti avevano
usato l'acqua salmastra dei pozzi. Questa nuova era catapultò gli algheresi
nello scempio della prima guerra mondiale e subito dopo nel fascismo e
nella seconda grande guerra. Il secondo dopoguerra è ricordato, ancora
oggi, come il rientro dallo "sfollamento" (fuga dalle campagne dopo i
primi bombardamenti) e il tempo della "grande fame". In seguito ci fu
il processo di ricostruzione quali la lotta contro la malaria, gli aiuti
americani, le grandi battaglie politiche e sindacali, l'occupazione delle
terre.
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